Anniversario Battaglia di Parabiago

21 FEBBRAIO

Battaglia combattuta nelle campagne parabiaghesi, tra le truppe milanesi di Azzone Visconti, guidate dallo zio Luchino, contro la Compagnia di San Giorgio dell’altro zio Lodrisio, pretendente Signore di Milano.

Tutto cominciò nel 1327, con la morte del Signore di Milano Galeazzo I Visconti, che lasciò come unico erede il figlio Azzone, il quale, in opposizione al pontefice, comprò il titolo di Vicario di Milano dall’Imperatore di Germania Lodovico il Bavaro. Nel 1332 al governo del nuovo Vicario, si associarono gli zii Luchino e Giovanni Visconti Arcivescovo, figli di Matteo Visconti, in una sorta di triumvirato. L’altro zio Lodrisio, rimastone fuori, inscenò invano una serie di congiure, per spodestare i tre; quando tutti i suoi complici furono arrestati da Azzone (23 novembre 1332), e rinchiusi nelle prigioni di Monza (dette i forni), fu costretto a fuggire a Verona, ospite di Mastino II della Scala. Lodrisio, presso la corte scaligera, costituì un’armata composta per lo più da germanici e svizzeri di lingua tedesca, chiamata Compagnia di San Giorgio, e con l’aiuto stesso di Mastino, Signore di Verona, strinse una serie di alleanze con i nemici del nipote, nelle quali rientrava anche Calcino Tornielli, Signore di Novara. Nel frattempo anche il nipote Azzone aveva concordato alcune alleanze: suo suocero, il Conte Ludovico II di Savoia, il Marchese di Ferrara Obizzone d’Este, le Signorie di Mantova, Saluzzo e Bologna, oltre il Patriarcato di Aquileia. Così l’ambizioso zio, usurpando il titolo di Signore del Seprio, cominciò dal Veneto a muovere le sue truppe, scontrandosi con l’esercito ambrosiano presso Rivolta d’Adda (1339, primi di febbraio); ne uscì vittorioso, e nei giorni seguenti prese Cernusco sul Naviglio, Sesto di Monza e Legnano, dove si ricongiunse con le truppe scaligere.

Arrivarono però i rinforzi in favore di Azzone, dalla Savoia giunse una compagnia capitanata da Ettore da Panigo, da Ferrara altri uomini sotto la guida di Roberto Villani, che venne eletto Capo delle Truppe Ausiliari dal Consiglio di Guerra. Ora il Vicario poté organizzarsi contro il rivale: mise truppe di stanza in alcuni borghi della zona del Sempione, a Parabiago le avanguardie, a Nerviano il centro della difensiva sotto lo zio Luchino Comandante Supremo dell’Esercito, a Rho il Villani controllava la retroguardia, in Milano invece lo stesso Azzone, malato di gotta, con al fianco lo zio Arcivescovo Giovanni, capitanava le milizie di difesa entro le mura. Lodrisio decise di cogliere di sorpresa i nemici, entrò segretamente in Parabiago da tre vie: da Canegrate, dal Sempione e lungo l’Olona. La battaglia infuriò.

Si dice che i due eserciti, avendo entrambi le insegne Viscontee, per distinguersi gridassero Miles Sancti Ambrosii (Soldati di Sant’Ambrogio), per i milanesi, e Rithband Heinrich (Cavalleria di Enrico), per la Compagnia di San Giorgio. Per alcune fasi, i soldati di Lodrisio ebbero la meglio, si distinsero tra le truppe ambrosiane soltanto pochi nomi, tra i quali un certo Antonio, figlio illegittimo di Matteo Visconti, quindi ziastro di Azzone, egli fece strage di mercenari tedeschi e si impossessò del loro stendardo. Però ad uno ad uno crollarono i vari capi milanesi, cosi Luchino trovatosi in condizioni disperate, prese una soluzione estrema: si armò di lancia e furiosamente si buttò a cavallo tra le file nemiche, venne poi disarcionato e fatto prigioniero dai Lodrisiani, che lo legarono ad un noce; i suoi si persero d’animo e cominciarono la ritirata. Lodrisio vide vicina la vittoria, si accampò in centro paese, con i comandanti studiava le mosse per entrare in Milano, mentre i suoi soldati si diedero all’ozio e alle razzie. I fuggiaschi raggiunsero Rho, dove Roberto Villani scelse di riorganizzare le file ambrosiane e fece marcia verso Parabiago: fu facile per lui cogliere di sorpresa le vedette, e liberato Luchino, riprese a dar battaglia.

Altri fuggiaschi raggiunsero Milano ed impauriti cominciarono a raccontare l’esito parziale della battaglia, che sembrava ormai conclusa in favore dei loro nemici. Azzone impose l’ordine di chiudere tutte le porte cittadine, impedendo ingresso e uscita a chiunque, e mise in allerta i militi entro le mura. Pare che poi si ritirasse nella sua cappelletta privata per pregare Dio e Sant’Ambrogio. Le preghiere del “Vicario Imperiale” furono ascoltate: dice la leggenda che Sant’Ambrogio apparve sul campo di battaglia.

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Cominciò a formarsi in cielo un nuvolone bianco, dal quale spuntò a cavallo il Patrono di Milano, vestito di bianco, ed arrabbiato cominciò a frustare i soldati di Lodrisio, così i milanesi incoraggiati da tale miracolo, si avventarono sui nemici ed ebbero la meglio.

Lodrisio venne poi catturato nelle campagne e su ordine di Azzone fu rinchiuso nelle prigioni di San Colombano al Lambro, fino al 1349, quando dopo la morte di Azzone e Luchino, venne liberato dal magnanimo fratello, l’Arcivescovo Giovanni Visconti. Uno dei suoi alleati, Calcino Tornielli, venne cacciato da Novara, che divenne feudo visconteo. La leggendaria apparizione aveva posto fine alla Battaglia di Parabiago, e fu così eclatante che per secoli, nelle cronache milanesi e lombarde, oscurò la Battaglia di Legnano. Sul luogo della Battaglia per ordine dei milanesi fu costruita la Chiesa di S. Ambrogio della Vittoria. Sino al 1586 ogni anno in occasione della ricorrenza della vittoria (21 febbraio) una processione partiva da Milano e arrivava alla chiesa di S. Ambrogio della Vittoria a Parabiago e in tutta la diocesi di Milano veniva celebrata una messa per tale ricorrenza. San Carlo abolì sia la messa che la processione.

Ogni anno a ricordo della ricorrenza l’Amministrazione Comunale organizza eventi sul territorio.

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